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Avverto la tendenza, ultimamente generalizzata, di chiamare “gastronomo” colui che altro non e’ se non il salumiere. Ossia, l’addetto al bancone degli affettati, salumi, formaggi, sottoli e via dicendo del supermercato. Cercasi gastronomo per supermercato in centro. Rimango sempre piuttosto stupita da questa nuova prassi. Penso faccia parte della corrente di politically correct che pervade oramai le nostre societa’. Ora lo spazzino o il netturbino sono operatori ecologici o ambientali (e te li immagini come degli Al Gore di quartiere), il cieco e’ non vedente (forse si era stufato della doppia nazionalita’?), il traduttore e’ mediatore linguistico (perche’ si sa, traduttore traditore), il pr e’ relazionista pubblico (da non confondere con le hostess o le cubiste… che non sono le amiche di Picasso). E seguendo questa logica il salumiere e’ gastronomo, con buona pace dell’esperto di gastronomia o del, semplicemente, buongustaio (secondo il dizionario De Mauro).

Mi chiedo pero’ dove portera’ questa smania di correggere politicamente. A me, in realta’, fa solo pensare che sotto sotto ci sia la voglia di cammuffare uno stereotipo o un pregiudizio che cova sovente proprio chi usa detti termini (difficilmente il negro si autodefinisce di colore… almeno e’ quello che ho appreso dalla mia amica Efua, insegnante universitaria inglese, a cui viene solo da ridere a pensare che gli altri siano incolori). Curioso pero’ come non si modifichi la nomenclatura per le professioni ritenute storicamente di prestigio (avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti). Anche se ora assieme al politically correct dobbiamo affiancare la smania dell’inglese. E’ un tripudio di project manager, di marketing consultant, di account… Perche’ si sa, in inglese tutto suona meglio!

Speriamo che a nessuno venga in mente di appropriarsi del gastrolinguista. Sarebbe un altro vero peccato.