Gastronomi si diventa

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Avverto la tendenza, ultimamente generalizzata, di chiamare “gastronomo” colui che altro non e’ se non il salumiere. Ossia, l’addetto al bancone degli affettati, salumi, formaggi, sottoli e via dicendo del supermercato. Cercasi gastronomo per supermercato in centro. Rimango sempre piuttosto stupita da questa nuova prassi. Penso faccia parte della corrente di politically correct che pervade oramai le nostre societa’. Ora lo spazzino o il netturbino sono operatori ecologici o ambientali (e te li immagini come degli Al Gore di quartiere), il cieco e’ non vedente (forse si era stufato della doppia nazionalita’?), il traduttore e’ mediatore linguistico (perche’ si sa, traduttore traditore), il pr e’ relazionista pubblico (da non confondere con le hostess o le cubiste… che non sono le amiche di Picasso). E seguendo questa logica il salumiere e’ gastronomo, con buona pace dell’esperto di gastronomia o del, semplicemente, buongustaio (secondo il dizionario De Mauro).

Mi chiedo pero’ dove portera’ questa smania di correggere politicamente. A me, in realta’, fa solo pensare che sotto sotto ci sia la voglia di cammuffare uno stereotipo o un pregiudizio che cova sovente proprio chi usa detti termini (difficilmente il negro si autodefinisce di colore… almeno e’ quello che ho appreso dalla mia amica Efua, insegnante universitaria inglese, a cui viene solo da ridere a pensare che gli altri siano incolori). Curioso pero’ come non si modifichi la nomenclatura per le professioni ritenute storicamente di prestigio (avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti). Anche se ora assieme al politically correct dobbiamo affiancare la smania dell’inglese. E’ un tripudio di project manager, di marketing consultant, di account… Perche’ si sa, in inglese tutto suona meglio!

Speriamo che a nessuno venga in mente di appropriarsi del gastrolinguista. Sarebbe un altro vero peccato.

Add comment 5 Marzo, 2008

In enoteca per prendere il gelato

Caspita, che si sono inventati: il gelato al gusto di vino. Anzi, di vini, perche’ c’e’ anche l’imbarazzo della scelta. O forse non e’ nulla di nuovo, ma devo dire che questi due amici del quartiere Queens di New York hanno dimostrato buon gusto, almeno per quanto riguarda il packaging e il design del sito web. Poi del gusto organolettico non saprei proprio dire.

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Che sia l’ennesima trovata oppure qualcosa di originale solo il tempo e i consumatori sapranno dire. Io sarei particolarmente curiosa di assaggiare il Sangria Rojo. Ma penso che preferirei centomila volte un bel bicchiere di sangria fresca homemade, please. Sara’ che il misto di estratto di vino e carragenina mi ispira poco…

Add comment 29 Febbraio, 2008

La pagliuzza e la trave

Non e’ la prima volta che leggo su Identita’ Golose qualche commento riguardo la Spagna e la cucina spagnola. Di solito lascio perdere perche’ i campanilismi (da entrambe le parti) lasciano il tempo che trovano. Oggi pero’ mi ha colpito il fatto che, da una parte, si punti il dito contro il modus operandi francese e, dall’altra, si cade nello stesso errore. Io ho sempre pensato che la cultura della tavola debba essere un’occasione per crescere insieme, anche nella conoscenza reciproca, e non nel mors tua vita mia. Mi ha colpito in particolar modo l’affermazione “pure dalla Spagna”. E, ripeto, non e’ la prima volta su Identita’ Golose. Che ce l’abbiano con Ferran Adrià e tutta la nuova schiera di chef spagnoli che vincono premi in tutto il mondo? Non saprei, ma mi sembra che, oggigiorno, siano superati i tempi in cui la “vera gastronomia” fosse esclusivita’ dell’Italia o della Francia, semmai lo sia stata.

Ma chissa’ se non mi sbaglio… Chissa’ se noi spagnoli non dobbiamo imparare a nostra volta a fare del “sano” campanilismo, visto che siamo da sempre parecchio esterofili e con il brutto vizio di prediligere le tendenze che vengono da fuori (pensate che stupida, e’ uno dei tratti che piu’ mi piacciono del mio paese: la nostra apertura). L’esterofilia sara’ forse derivante dal complesso di inferiorita’ che ci portiamo appresso dai tempi della perdita delle ultime colonie, Filippine e Cuba, e che ha dato vita a un movimento come e’ stato la Generazione del 98 e dalla dittatura di Franco, che ci ha resi effettivamente il fanalino di coda dell’Europa per tanti anni). Ma pure troppo esterofili, mi sa…

Vero e’ anche che non se la prendono mai con la cucina belga o polacca. Come al solito, la tendenza e’ quella di attaccare chi vedi come un rivale effettivo che ti fa ombra. Un comportamento da squadre di calcetto del quartiere o da soubrette, ma non da professionisti del settore.

Da Identita’ Golose

Mi ha messo di ottimo umore la lettura delle reazioni italiane all’affermazione di Nicolas Sarkozy. Non al “povero coglione” rivolto a chi lo aveva appena insultato, ma al “La nostra cucina è la migliore del mondo”, tanto che chiederà all’Unesco che diventi patrimonio dell’Umanità. In tanti lo hanno accusato di arroganza, cosa peraltro congenita nei nostri cugini, ricordandogli, ad esempio, che l’Italia vanta 166 specialità agroalimentari di qualità riconosciute dall’Unione Europea contro le 156 dell’Esagono.
A parte che, come a volte succede con le azioni in borsa, anche le Dop andrebbero pesate, Sarkozy ha pure precisato “almeno secondo il nostro punto di vista”. E poi cosa dovrebbe dire il presidente francese? Che la più grande cucina al mondo è quella italiana, spagnola o cinese?
Il problema siamo noi italiani che manteniamo una casta ingorda, ma non siamo in grado di esprimere politici e amministratori che diano alla cucina il suo giusto valore. E ci incavoliamo con il Sarkozy di turno se fa il suo lavoro. Gualtiero Marchesi ha osservato che “In Italia un fatto del genere non succede” e Moreno Cedroni ha sottolineato come “le loro istituzioni sostengono al meglio l’enogastronomia, mentre noi dobbiamo fare tutto da soli: su questo abbiamo ancora tanta strada da fare”.
Verissimo, al punto da esserci già fatti superare, nella corsa alla superpatente di qualità, pure dalla Spagna, che ha chiesto la tutela della dieta mediterranea, e dal Messico che perora la causa della sua gastronomia. Il giorno che l’idea verrà anche ai governanti di Andorra, forse succederà qualcosa anche a Roma dove, peraltro, i vertici di BuonItalia, “la società per la promozione, l’internazionalizzazione e la tutela dell’agroalimentare italiano, promossa dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali nel luglio 2003”, a chi hanno chiesto di preparare la America’s 1,000 Top Italian Restaurants, presentata ieri a New York? Alla Zagat. A quando una guida ai ristoranti italiani in Francia commissionata alla Michelin? Bravi, continuiamo a farci del male.
Paolo Marchi

Add comment 28 Febbraio, 2008

Rieccomi!

Povera Gastrolinguistica, trascurata da piu’ di un mese. Non sono rimasta ferma: ho fatto tante cose, troppe per poterle raccontare tutte! Intanto ho finito la traduzione di un libro, sto vivendo i felici sgoccioli della gravidanza e sono andata in onda giovedi’ scorso nella televisione andalusa. Se volete ridere un po’ a mie spese, eccomi! (sono la penultima intervistata). La trasmissione e’ online fino a giovedi’ prossimo, quando verra’ rimpiazzata dalla puntata di questa settimana.

Andaluces por el Mundo e’ una simpatica trasmissione di Canal 2, la seconda emittente della televisione pubblica andalusa (in Spagna le regioni sono strutturate diversamente rispetto all’Italia; tant’e’ vero che si chiamano “comunita’ autonome”, hanno il proprio Parlamento e promulgano le proprie leggi su aree specifiche. Un po’ quello che accade in Scozia, per capirci).

La trasmissione ha un profumo molto giovanile, e difatti ho trascorso una piacevolissima giornata con dei compaesani coetanei miei, usciti dalla mia stessa facolta’! Ecco il risultato del loro lavoro:

http://www.radiotelevisionandalucia.es/tvcarta/impe/web/contenido?id=2409

3 comments 12 Febbraio, 2008

¡Feliz Navidad y salud!

2 comments 22 Dicembre, 2007

Cucina etica

Cucinare, anche a certi livelli, non vuol dire non avere una coscienza e una deontologia professionale ed etica, che passa anche per il rispetto dell’ambiente e degli animali.

Continue Reading Add comment 22 Dicembre, 2007

Cicerchia sì, almorta no

Le diverse culture privilegiano alcuni alimenti in detrimento di altri per i più svariati motivi. Alcuni tra essi, i più basilari, sono la facilità di produzione, di raccolta, di conservazione, di lavorazione. Ma non è sempre così. Mi chiedo sempre, quando mangio un piatto della tradizione spagnola o di quella italiana, perché viene favorito un ingrediente in particolare che non trova forma d’uso nella tradizione gastronomica dell’altro paese (come accade nel caso del fiore della zucca in Italia, sconosciuto nella tradizione gastronomica spagnola. O della cardogna (tagarnina in Spagna) tipica della cucina andalusa, pianta che cresce anche in Italia ma che non viene mangiata nel paese dello stivale).

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Adesso che è stagione di freddo e dunque di legumi mi sono soffermata sulla cicerchia. Un legume che ricorda la fava e il cecio, di facile coltivazione e conservazione, che resiste alle inclemenze del clima e dal sapore delicato. Un legume apprezzato nella tradizione montanara del Centro Italia (riconosciuto prodotto agroalimentare tradizionale italiano dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali per le Regioni Lazio, Marche, Molise, Puglia ed Umbria), ma snobbato in quella spagnola.

E perché? Ma soprattutto, è sempre stato così?

La risposta a quest’ultima domanda è no. La cicerchia (almorta in spagnolo) è un legume che cresce facilmente anche in Spagna e che è stato ingrediente base, anche lì, di zuppe, minestre e piatti in umido. Ma che ora difficilmente si trova nella tradizione gastronomica popolare (circoscritto alle gachas manchegas, ma invece rivisitato nella nuova cucina dagli chef creativi). Le ragioni di quest’ostracismo risalgono alla Guerra Civile e alla generalizzata carestia che ne derivò.

Difatti, la cicerchia, se mangiata spesso e in grandi quantità (ovvero, pari al 30% del fabbisogno calorico quotidiano per qualche settimana di seguito), ha un alto potere tossico, che si traduce in una malattia dal nome latirismo, caratterizzata da un’affezione del midollo spinale e delle ossa. Provoca la paralisi degli arti, crampi, impotenza e altri sintomi che fanno pensare alla sclerosi. Questa malattia provoca anche l’arresto della crescita nei bambini.

In tutta la Spagna veniva mangiata, negli anni successivi alla Guerra Civile, in tanti modi diversi, soprattutto come polentina (gachas), perché era un alimento economico, facilmente reperibile, resistente alle inclemenze del clima, nutriente e che ingannava lo stomaco. Alcuni dottori, dopo aver riscontrato frequenti e gravissimi casi di latirismo (curiosamente solo in pazienti di sesso maschile), dettero l’allarme, e le autorità ne proibirono l’uso. Da allora la cicerchia è pressoché sparita dalle tavole spagnole.

Ma perché in Spagna ebbe questo effetto e in Italia no, nonostante entrambi i paesi abbiano avuto un difficile dopoguerra? Mi azzardo ad avanzare un’ipotesi. Di nuovo, dobbiamo risalire alle tradizioni gastronomiche. La Spagna è un paese che privilegia il consumo dei legumi (molto più presenti rispetto alla cucina italiana) come ingrediente base dei primi piatti (si pensi alla fabada asturiana, al cocido madrileño, alle lentejas con chorizo, ai garbanzos con espinacas, etc), al contrario dell’Italia che preferisce la pasta e dunque il consumo di farina di frumento. La cicerchia, dunque, in Italia non ha mai rischiato di diventare un ingrediente principale e pertanto un pericolo per la salute, come invece è accaduto in un paese come la Spagna, con il legume come ingrediente stella.

Speriamo che torni a brillare presto sulle tavole spagnole, perché nonostante sia vero che un consumo esagerato (improbabile ai giorni nostri) può essere controproducente — d’altronde non è così anche per il vino, per gli insaccati e per i formaggi stagionati? –, la cicerchia è un alimento salutare, con un alto potere nutritivo e davvero gustoso.

Add comment 14 Dicembre, 2007

Gartenomia a “Vino in Villa 2007″

Sabato scorso, 8 dicembre, ho assistito alla prima giornata della manifestazione Vino in Villa, che si è tenuta a Villa Mondragone (Monte Porzio Catone, Roma). L’impressione generale è stata davvero positiva. Nonostante l’evento fosse del tutto gratuito, non ha avuto, almeno per il primo giorno, una grande affluenza di pubblico (o forse sembrava di meno vista la magnificenza della villa). Il che rivela, piuttosto, il suo, ancora, carattere di nicchia.

Proprio il fatto che non si sia trattato di un evento ad accesso limitato o a pagamento dimostra, a mio avviso, la volontà di rendere accessibile al grande pubblico la cultura dell’alimentazione e dell’enogastronomia ed il suo connubio con l’arte e la cultura di un popolo in generale.

Porte aperte al pubblico, dunque, sabato 8 e domenica 9, mentre lunedì 10 è stata la volta (con accesso riservato) degli addetti ai lavori (giornalisti enogastronomici, ristoratori, alberghieri, proprietari di enoteche e wine-bar, agenti, etc) in un workshop incentrato su “la riorganizzazione della filiera vitivinicola”, sull’esempio di buona pratica di valorizzazione del vino e del territorio del Morellino di Scansano DOCG. Le premesse sembravano davvero interessanti, ma non posso aggiungere altro visto che non vi ho partecipato.

Continue Reading Add comment 10 Dicembre, 2007

I suoni della terra

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Il formaggio, il dolce, il vino, l’olio e il pane sono cinque sapori fondamentali della nostra civiltà. La rassegna “I suoni della terra”, nuova produzione della Fondazione Musica per Roma, dedica a ciascuno di essi una serata di approfondimento, attraverso degustazioni, analisi sensoriali e momenti di dialogo. Un appuntamento mensile che, alle ore 21 nel Teatro Studio, si aprirà con un aperitivo artistico, una breve performance di volta in volta musicale, pittorica, poetica, cinematografica, un piccolo, affascinante viaggio alla scoperta dei punti di contatto tra cultura materiale e arte. A condurre tutti gli incontri sarà Vito, attore bolognese di teatro, cinema e tv, scrittore ma anche grande appassionato gourmet. Grazie alla simpatia di Vito si mescoleranno come ingredienti di una ricetta toni lievi e divertenti, passioni e racconti, sapori e sensazioni.

dal 16/11/2007 al 30/03/2008
Teatro Studio

Fondazione Musica per Roma
in collaborazione con Relais le Jardin
presenta

I suoni della terra

Calendario della Rassegna
Biglietti: Info 06 80241281

Add comment 10 Dicembre, 2007

Andaluces por el mundo

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Ieri ho passato la giornata in giro per Roma con la troupe di Andaluces por el mundo, una trasmissione televisiva che va in onda su Canal 2 Andalucía, la televisione pubblica andalusa. Hanno dedicato un servizio a Roma e agli andalusi che, a loro avviso, hanno una storia interessante da raccontare. Che onore esserci!
Fra qualche settimana andrà in onda e sarò su tutti gli schermi dell’Andalusia. Si parla di una popolazione di sei milioni di abitanti, quindi il pensiero da una parte mi emoziona tanto (caspita, non sono fatta di pietra) e dall’altra un po’ mi agita. Spero di fare la mia bella figura, anche se ero un pochetto nervosa, non lo nascondo.
Ovviamente li ho portati in una delle mie enoteche preferite di Roma, Al Vino Al Vino, e abbiamo chiacchierato di marketing e comunicazione enogastronomica. Ma non solo.

La trasmissione si può anche vedere via web, sul sito di Canal 2 Andalucía, quindi appena saprò la data definitiva in cui andrà in onda vi farò sapere!

Add comment 6 Dicembre, 2007

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Rivista interattiva di comunicazione, marketing e informazione enogastronomica

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